Monica Zavan, art direction, creatività e immagine

Provincia di Milano_Asse del Sempione

Il motivo principale che mi ha spinta a fare il corso per Operatore Socio Sanitario è stato il progressivo decadimento delle condizioni fisiche di mia nonna, che l’hanno infine portata, proprio durante il mio primo tirocinio, alla morte.

Da una parte, il rendermi conto di quanto mi facevano stare bene le cure che prodigavo a mia nonna, almeno tanto quanto facevano stare bene lei, e dall’altra la consapevolezza che anche a 50 anni puoi decidere di dedicarti a un altro lavoro: cambiare si può, anzi, a volte, secondo me, si deve.

Nel mio caso, credo si tratti di un’evoluzione: dopo trent’anni che mi occupo di comunicazione, come grafica e art director, ho semplicemente esteso il mio “target”, come si usa dire nel mio campo.

Le soddisfazioni che provavo quando, anche solo con le parole, coi gesti o con un sorriso, riuscivo a cambiare l’umore di mia nonna Camilla, non le avevo mai provate prima. Le stesse soddisfazioni che ho ritrovato anche nelle mie esperienze di tirocinio dove ho potuto constatare, su un numero maggiore di persone, quanto la disponibilità, il sorriso, il con-tatto, l’essere presenti davvero, facessero la differenza nella creazione di una buona relazione di aiuto e quanto, al contrario, atteggiamenti carenti di ascolto attivo, empatia, sensibilità e rispetto, contribuissero alla creazione di sfiducia e malcontento.

Mi sono accorta di quanto spesso si sia concentrati solo sulla dimensione fisica della persona e poco si pensi alla sua interezza, quindi anche alla sua dimensione sociale e psicologica. L’Operatore Socio-Sanitario, certo, è chiamato a soddisfare i bisogni primari della persona, ma anche a favorirne il benessere e l’autonomia e, pur nella mia limitatissima esperienza, ho riscontrato come spesso questo aspetto sia carente: a causa delle pressanti tempistiche istitutive ed ospedaliere ma anche per dimenticanza dello scopo ultimo del proprio ruolo, ci si limitava a rispondere solo al primo mandato dell’OSS, “soddisfare i bisogni primari”, tralasciando gli altri aspetti.

 

Questo mi ha toccata profondamente, e mi ha fatta riflettere.

 

Io credo che chi sceglie questa professione debba essere consapevole e pronto a prendersi cura della persona a 360 gradi, pur senza mai dimenticare sé stesso. Abbiamo a che fare con persone (e non oggetti), spesso impotenti; un operatore consapevole può davvero, e deve, fare la differenza, impegnandosi al massimo in un lavoro su sé stesso e concentrandosi sui feedback che giungono dall’altro, valorizzandoli per migliorarsi e migliorare la realtà delle persone alle quali presta le sue cure.

L’OSS deve essere in grado di utilizzare adeguatamente le proprie competenze, diversificando consapevolmente il proprio approccio in base alla persona, non dimenticando mai di lavorare sulla comunicazione, sull’utilizzo del con-tatto, del sorriso, dell’osservazione e dell’ascolto attivo; tutto ciò porta alla creazione di un rapporto empatico in cui l’ospite/utente/paziente esprime fiducia, è più tranquillo, è più predisposto a far emergere i suoi bisogni e, quando possibile, a collaborare con l’operatore; dall’altra parte l’operatore vive molte più soddisfazioni personali, fa meno fatica, diminuiscono i tempi del suo lavoro, è meno stressato, quindi molto più efficiente ed efficace. Anche il saper lavorare bene in équipe, essendo aperti alla  collaborazione, gioca un ruolo indispensabile per garantire una lettura quanto più completa possibile dei bisogni e un intervento multidisciplinare efficace.

Queste condizioni sono terreno fertile per la creazione di un circolo virtuoso dove il benessere dell’operatore, che si manifesta tramite il suo atteggiamento paziente e positivo, alimenta il benessere dell’ospite, il quale si comporta in modo più sereno e collaborativo, facilitando il lavoro dell’operatore in un processo continuo che si autoalimenta in modo costruttivo e circolare, del quale beneficiano tutti: la maggior efficienza nel rapporto con l’assistito si può anche tradurre, in ultima analisi, in una diminuzione dei costi per la struttura.

Vorrei in ultimo dire quanto sia importante per me ricordare che la persona viene prima di tutto: tutti hanno diritto al nostro massimo impegno come esseri umani ed operatori, al fine di garantire loro un benessere e una qualità della vita il più alti possibile.

 

TEL_347 2305556   OSS_monica.zavan68@gmail.com   GRAFICA_artdirector@monica-zavan.it